Nell’editoria di moda “The September Issue” è il numero più importante dell’anno che detta le tendenze autunno-inverno, non a caso è anche il titolo di un bellissimo documentario su Vogue American del 2009 (se non lo avete ancora visto è un titolo da recuperare immediatamente). Tradizionalmente è un numero molto corposo e quindi questo post sarà diviso in due parti.

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Come forse avrete intuito, oggi parleremo di tendenze moda, ma prima di addentrarci nel racconto di quelli che saranno i trend per la prossima stagione vorrei partire dall’inizio, con ordine, e spiegarvi come è nata la consuetudine per la moda di avere delle stagioni.
Da cosa nasce la stagionalità nella moda?
Siamo abituati a pensare alla moda per stagioni. Ma è sempre stato così? L’origine di questa convenzione risale al XVII secolo: siamo in Francia alla corte del Re Sole. Luigi XIV voleva rendere la Francia il paese più influente al mondo stimolandone l’economia. E quale fu la sua strategia? Puntò tutto sul suo punto di forza, il settore tessile, e bloccò le importazioni. Ma questo non bastava: bisognava far crescere la domanda.
E’ il 1678, vi svegliate in una gelida mattina di gennaio e, se avete i mezzi, vi capita tra le mani un’edizione straordinaria del Mercure Galant. […] Con quel numero speciale viene svelata a tutti la grande novità: alla corte del Re Sole d’ora in avanti, tutti rinnoveranno il guardaroba due volte l’anno.
Tratto dal libro Fuori Moda! di Matteo Ward
Nacque così la divisone in stagioni e l’obsolescenza programmata dell’abito. Da due stagioni, già nel Settecento le mode cambiavano a corte con una grandissima frequenza, anche più volte in una giornata. La corte dettava la moda, i nobili la seguivano, i ceti meno abbienti recuperavano gli abiti dismessi nei mercati dell’usato.
Oggi il sistema è al collasso. Tra cruise, pre-fall e drop abbiamo abiti per vestire le prossime sei generazioni e poche idee veramente innovative. Sovrapproduzione ipercomunicata spinta da un desiderio di continua crescita dei fatturati delle aziende, ha fatto perdere valore all’abito. In questo contesto, l’unica scelta veramente sostenibile è quella di non acquistare affatto.

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E quindi ha senso parlare di trend?
La moda passa, lo stile resta. – COCO CHANEL
Aggiungerei che non solo passa, ma ritorna anche! Anche per questo i nostri armadi possono essere una vera ricchezza da valorizzare con consapevolezza ed intelligenza. Scoprire nuovi abbinamenti, sperimentare e trovare nuove ispirazioni, testare le tendenze sulla base degli abiti che già abbiamo è una pratica virtuosa che può realmente portarci a ridurre i consumi.
Vuoi scoprire come fare?

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Non voglio stigmatizzare gli acquisti, ma invitare a scelte ragionate e a vedere la questione da un altro punto di vista. Non puoi fare a meno di un paio di texani perchè sono la tendenza più forte della stagione e si allinea perfettamente al tuo stile un po’ bohemien? Lascia stare Zara, negozi vintage e second hand possono essere la tua alternativa virtuosa.
E con questa riflessione vi lascio, ancora in preda al jet lag, e vi do appuntamento a domenica 21 settembre, alle 7:00 con la seconda parte di questa newsletter in cui scopriremo quali sono le tendenze emerse dalle proposte autunno-inverno 25-26.
Vi auguro una giornata meravigliosa 🌸



